è stato così

Breadcrumb potremmo definirla una metafora del processo amoroso attraverso portate delicatissime e raffinate, di cui, a fine pasto, resta nei singoli piatti un’impronta di ciò che lo ha nutrito. Silenziosamente la memoria torna al momento dell’innamoramento, uno stato in grado di mutare la visione del mondo in sogno. L’immagine di noi si rianima in bellezza e creatività perché ci si sente riconosciuti nell’altro e dall’atro da sé… “è lui!”, “è lei!”. Ecco, dunque, iniziare il gioco del corteggiamento: una danza vertiginosa in cui l’uno svela l’altro. Non solo desideri ma anche ferite e fragilità si rincorrono, si seguono, si scontrano nella rivelazione di un sé inaspettato, quello condiviso attraverso l’ebrezza dello stato amoroso. Gli amanti si cibano di pasti frugali, consumati tra le lenzuola, velocemente, con lo stomaco chiuso e, ogni volta, restano briciole e, ogni volta, si ripete il desiderio di creare altre briciole. L’incontro si rafforza e diviene una crescita più profonda, un donarsi completamente come cibo. Essere mangiati, essere nutrimento, rompersi per entrare nella pancia e vivere nell’altro e, viceversa, saziarsi dell’altro e sentirlo dentro la nostra pancia. Non a torto M.F.K. Fischer sosteneva che “condividere il cibo con un altro essere umano è un atto intimo che non dovrebbe essere concesso con leggerezza”.

Testo di A.T.

La serie “Bread crumb”  è composta da 4 pezzi, stampa su ceramica – è stata esposta per la prima volta a Shots of Bread, Mediateca Santa Teresa, Milano. A cura di Susanna Vallebona