© 2016 Chiara Paderi

2013 | Pubblicato in Spirito Italiano A cura di Annalisa Bergo

è stato così

“La memoria può cambiare la forma di una stanza, il colore di una
macchina. I ricordi possono essere distorti; sono una nostra interpretazione,
non sono la realtà; sono irrilevanti rispetto ai fatti.”
(nota 1)

È stato così, l’affermazione che qualcosa è successo proprio in quel
modo perché esiste una testimonianza visiva, una fotografia, che
mostra esattamente l’accaduto, il soggetto, il luogo.
Il lavoro presentato da Chiara Paderi per Spirito Italiano gioca con la
memoria, in un andirivieni continuo tra quello che è stato e quello che
ricordiamo. Il progetto si inserisce nella riflessione sui temi
dell’identità e dello scorrere del tempo, caratteristiche della ricerca
artistica e personale di Chiara: attraverso i lavori in cui mette
fisicamente in rapporto se stessa e il suo corpo con un luogo e con
il tempo di permamenza in quel luogo, l’artista arriva a costruire il
proprio autoritratto fissando i ricordi in un nuovo album di famiglia,
di cui lei stessa può riscrivere la storia. Il lavoro di Chiara, pur
collocandosi nel presente, mantiene sempre un dialogo aperto con
il tempo passato attraverso la ricerca di tracce, in rapporto con le
proprie radici storiche e familiari. “Il tempo passa e io sto ferma in
mezzo” scrive l’artista, dichiarando una necessità di intervento sul
passato alla ricerca di un personale e più certo presente.
Il progetto “È stato così” si sviluppa dalla riflessione sulla sedimentazione
dei ricordi e sulla selettività della memoria che, dissolvendosi, lascia
solamente un’azione, un gesto o un’espressione come unico codice
di lettura. Il lavoro è costruito sull’intervento compiuto su alcune
fotografie scelte all’interno dei propri album di famiglia, parte intima
della vita di ciascuno, immagini che Chiara va a manipolare rendendo
le figure evanescenti; non più familiari, ma gesti e volti isolati dal
contesto che diventano quasi irriconoscibili, lo spazio reale, perché
realmente esistito, sottratto all’immagine lasciando al suo posto solo
un bianco accecante. Un bianco che è omissione o assenza di
informazioni sul vissuto delle persone nel momento dello scatto,
mancanza di un ricordo reale sostituito dall’immaginazione.
I soggetti sono simili a ombre mentre il vuoto diventa protagonista.
E in questa assenza galleggiano espressioni e movimenti, uniche tracce
di persone di cui non sappiamo nulla, fissati in scatti rubati ma non
per questo sottratti al trascorrere del tempo. Le figure, in un tenue
bianco e nero, fluttuano al centro di grossi teli sospesi sopra le nostre
teste, drappi leggeri esposti all’aria e alla luce, soggetti ad un
cambiamento inevitabile, che mutano e impallidiscono per la polvere
o la luce del sole, o per la sedimentazione dei ricordi dovuta al vissuto
personale. Una sovrapposizione di strati leggeri e semitrasparenti
che ci racconta della memoria, del suo stratificarsi fino a cancellarsi o
rendere illeggibili i ricordi.
Con il progetto “È stato cosi” Chiara gioca con le foto di famiglia e con
la propria storia, scattando una seconda istantanea a proprio modo
per fissare il ricordo e ricomporre un album personale. È un lavoro di
ricatalogazione che permette, per un attimo, di credere che sia possibile
gestire il tempo, fermandolo in uno scatto rubato.
Le fotografie fissano le immagini, ma è la successione a diventare
racconto e, dunque, tempo trascorso. Chiara, invece, sceglie di non
raccontarci nessuna storia, perchè sarebbe il risultato di un falso, una
costruzione ben nascosta.

“Ricordare e dimenticare sono parte dello stesso processo mentale.
Scrivere un dettaglio di un evento è non scriverne un altro (a meno di
continuare a scrivere all’infinito). Ricordare una cosa è lasciare scivolarne
un’altra nell’oblio (a meno di continuare a rievocare all’infinito).”
(nota 2)

NOTE:
1 Memento, 2000. Film. Diretto
da Christopher Nolan. USA.
2 Jonathan Safran Foer, Ogni
cosa è illuminata, ed. Guanda,
2002.