© 2016 Chiara Paderi

Nel mio lavoro uso la fotografia per introdurre l’immagine dell’identità in uno spazio.
A seconda della necessità scatto a colori o in bianco e nero, in digitale, su pellicola 35mm o polaroid, elaboro le fotografie o le utilizzo così come sono affinchè il senso dell’immagine sia enfatizzato dalla tecnica che scelgo. Il “mezzo” diventa funzionale al progetto.
Attraverso l’autoscatto vivo con ingenuo e libero slancio il “momento”, solo durante l’osservazione del mio lavoro si rivelano il peso e le conseguenze di quell’azione. Carceri, case disabitate, boschi, zone industriali e di periferia, sono i luoghi nei quali concentro la mia ricerca.
Lascio che i luoghi entrino nel mio lavoro e nel mio modo di sentire. La mia figura è un’immobile presenza nello spazio, in un dialogo aperto tra il tempo attuale e le tracce del passato.
Fondamentale all’interno dei progetti è l’esperienza, intesa come sperimentazione del luogo in cui questa è attuata. Il mio lavoro diventa perciò una performance che si sviluppa nel tempo che trascorro all’interno degli ambienti che scelgo.